Covid-19 & Iperidrosi

Iperidrosi ascelle Milano
27 Novembre 2019

I  REALI  PERICOLI

Epidemia ed iperidrosi

Il virus non viaggia nell’aria, ed è attivo soltanto in umidità, come nelle secrezioni del naso, della bocca e degli occhi. Evidentemente può trasmettersi per un semplice starnuto o per l’evaporazione procedente dalla respirazione, ma soltanto a distanza piuttosto ravvicinata. È molto più facile la trasmissione del virus per motivi di seguito illustrati.

È fondamentale comprendere che le secrezioni si posano anche sul viso, sopratutto nell’area circostante al naso, e comprendere anche che con le mani ci tocchiamo continuamente ed inconsapevolmente il viso. Per questo, parti invisibili delle nostre secrezioni si trasferiranno anche sulle mani, le quali sono costantemente protette da un impercettibile strato di sudore che favorisce il permanere del virus. 

In ogni caso, è da tener presente che l’umidità delle mani delle persone contagiate finirà con l’essere gravida di agenti patogeni – considerando anche l’abitudine istintiva di portarsi la mano alla bocca allo starnutire-, e che il virus si trasferisce facilmente anche su tutto ciò con cui le mani entrano in contatto, permanendovi in forma attiva per un certo periodo. Nel toccare superfici condivise quali maniglie, corrimano e sostegni, strumenti ed oggetti comuni come il telefono, monete e banconote, o quali tastiere di ascensore e di computer, penne, telecomandi, mobilio, eccetera, si può facilmente raccogliere le umidità delle mani rilasciata da coloro che hanno toccato gli stessi oggetti in precedenza. A nostra volta, nel portarci le mani al viso, trasferiremo il virus in prossimità delle nostre vie nasali, orali od oculari.

In caso di epidemia, i guanti in lattice sono protezione piuttosto relativa, che può arrivare a provocare effetti contrari a quelli sperati finendo per potenziare sopratutto la diffusione di un virus ad alta capacità di trasmissione. Nonostante il potenziale isolante del lattice, nell’indossarli in ambienti non sterili e passandosi poi le mani sul viso più volte – il ché è istintivo ed impulsivo, come possiamo facilmente osservare – , sulla loro superficie esterna finiscono per raccogliersi umidità e mucosità che non vengono assorbite dal guanto e vengono invece facilmente diffuse su tutto ciò che si tocca. È vero che sono ampiamente adottati nel settore della medicina e dell’assistenza, ma con particolari modalità rigorosamente disciplinate. In generale, le generiche modalità d’uso al di fuori del contesto medico-assistenziale li rendono, oltreché persino dannosi, piuttosto inutili per frenare la trasmissione di virus.

 

COME PROTEGGERSI

Considerando anche la relatività di tutti questi fattori, possiamo considerare i guanti in tessuto come la migliore opzione, sia perché assorbono l’umidità delle mani e sia perché costituiscono una valida barriera verso l’interno e verso l’esterno del guanto; difatti, non permettono che l’umidità riposi sulla mano e sugli oggetti che si condividono comunemente nella vita sociale e quotidianamente in ambito familiare, e trattengono le impurità.

I disinfettanti non sono sufficienti per opporsi al virus quanto invece adeguati e regolari lavaggi delle mani e delle superfici, al fine di diluirne le concentrazioni fino a disperderlo, annullando il suo potenziale aggressivo fino al punto in cui cessa di costituire una minaccia. Evidentemente, per tutte queste ragioni è opportuno mantenere le mani asciutte, limitandone al massimo il contatto con il viso e con le superfici di accesso comune.

Le mascherine sono importanti soltanto al chiuso di luoghi affollati ed in ambienti sanitari quali gli ambulatori, gli ospedali, le residenze, eccetera. In generale, sono invece contro producenti e addirittura pericolose in situazioni di epidemia, in quanto è inevitabile toccarle spesso per regolarne la posizione e per rimuoverle, così che gli agenti patogeni finiscono per trasferirsi al tessuto della mascherina e penetrare nelle vie respiratorie.

Dr. Enrico Davoli

Consulente della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) per la preparazione e risposta alle emergenze di salute pubblica

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